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CHIUSURE OBBLIGATORIE DEI NEGOZI in Regione nelle more della decisione della Corte Costituzionale

Data pubblicazione: 21/04/2017

Le CHIUSURE OBBLIGATORIE DEI NEGOZI in Regione nelle more della
decisione della Corte Costituzionale.

Nei giorni scorsi la Corte Costituzionale ha iniziato l’esame del
ricorso proposto dal Governo contro le disposizioni della Legge
regionale (n.4/2016) del Friuli Venezia Giulia che hanno introdotto
l’obbligo della chiusura dei negozi in occasione di determinate
festività (dieci le giornate individuate).
Fino all’emanazione della decisione da parte della Consulta la legge
regionale continua però a produrre i suoi effetti.
Conseguentemente  in occasione delle imminenti festività – se nel
frattempo non emergessero novità – di martedì 25 aprile e di lunedì 1°
maggio i negozi dovranno osservare la chiusura obbligatoria.

La chiusura è obbligatoria per ogni singolo esercizio di vendita al
dettaglio, di vicinato, di media o di grande struttura insediato in un
centro commerciale al dettaglio o in un complesso commerciale a
prescindere dalla modalità organizzativa ovvero dalla strutturazione
aziendale del centro o del complesso medesimi, incluso l'outlet.

Per le sole località turistiche individuate dalla Giunta Regionale
sono previste delle deroghe.
Possono tenere aperto sempre e comunque i Comuni di: Trieste, Lignano,
Grado, Tarvisio, Malborghetto-Valbruna, Pontebba, Forni di Sopra,
Cividale del Friuli, Aquileia, Gemona del Friuli, Venzone (ma solo
entro le cinta murarie), Sauris, Rigolato, Sutrio, Villa Santina,
Ravascletto, Enemonzo, Lauco, Arta Terme, Prato Carnico, Ampezzo,
Clauzetto, Frisanco, Claut e nelle località di Castelmonte (nel Comune
di Prepotto) e di Marina Julia e Marina Nova (nel Comune di
Monfalcone).

In ogni caso sono escluse dall’obbligo di chiusura (hanno cioè la
possibilità di tenere sempre aperto) le seguenti attività : le
farmacie;  le rivendite di generi di monopolio;  le rivendite di
fiori; i punti vendita della stampa quotidiana e periodica; gli
esercizi commerciali che vendono prevalentemente mobili e articoli di
arredamento; gli esercizi commerciali che vendono prevalentemente
libri; gli esercizi commerciali che vendono autoveicoli in occasione
di campagne dimostrative promosse direttamente dalle case produttrici;
gli impianti di distribuzione carburante, le imprese artigiane (o
industriali) quando esercitano l'attività di vendita dei propri
prodotti nei locali di produzione o in locali a questi adiacenti.

La violazione delle disposizioni in materia di giornate di chiusura
degli esercizi di commercio al dettaglio in sede fissa è punita:

- con una sanzione amministrativa da 6.000 euro a 15.000 euro, qualora
la violazione sia imputabile a esercizi con superficie di vendita fino
a metri quadrati 1.500;

- con una sanzione amministrativa da 10.000 euro a 24.000 euro per
esercizi con superficie di vendita superiore a metri quadrati 1.500 e
fino a metri quadrati 5.000;

- con una sanzione amministrativa da 15.000 euro a 36.000 euro per
esercizi con superficie di vendita superiore a metri quadrati 5.000.

In caso di recidiva (che sussiste nel caso in cui sia stata commessa
la stessa violazione per due volte in un anno solare, anche se si è
proceduto al pagamento della sanzione) le sanzioni sono aumentate fino
a un terzo ed il Comune dispone la sospensione dell'attività di
vendita da sette a trenta giorni.