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ETICHETTATURA SU PRODOTTI TESSILI E CALZATURE Dal 4 gennaio 2018 in vigore le nuove disposizioni

Data pubblicazione: 28/12/2017

Dopo anni di battaglie sindacali condotte da FEDERMODA comunichiamo a tutti i Soci del settore moda che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 dicembre 2017 il Decreto Legislativo recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui alla direttiva 94/11/CE concernente l'etichettatura dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature destinate alla vendita al consumatore ed al Regolamento (UE) n. 1007/2011 relativo alle denominazioni delle fibre tessili e all’etichettatura e al contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili. Federmoda – come sottolinea il Presidente di Federmoda FVG Mario Ulian – accoglie con soddisfazione il superamento delle gravose responsabilità e pesanti sanzioni (fino a 3098 euro) finora attribuite sostanzialmente ai soli commercianti a causa di etichette non corrette (salvo ricorrere ad un ipotetico diritto di rivalsa nei confronti del fornitore, spesso non esercitato a causa di condizioni contrattuali quasi vessatorie). Le nuove disposizioni attribuiscono ora una responsabilità diretta (e le conseguenti pesanti sanzioni) a chi effettivamente etichetta i prodotti (calzature e tessili) e cioè a fabbricante, importatore e al distributore e introduce per gli stessi un termine perentorio di 60 giorni per la regolarizzazione pena il ritiro del prodotto dal mercato. Il Decreto è una risposta al grande lavoro prodotto in questi anni da FederModa/Confcommercio per assicurare chiarezza e trasparenza nelle indicazioni obbligatorie riportate in etichetta e per l’applicazione di sanzioni proporzionate alla responsabilità dei diversi soggetti lungo tutta la filiera. Era inammissibile, oltre che inaccettabile, che un operatore commerciale, in quanto obbligato principale, tra l'altro molto spesso vessato da clausole che gli negano ogni diritto di rivalsa nei confronti dei fornitori, dovesse ancora rispondere di omissioni o negligenze di operatori terzi (produttori/importatori). Un’anomalia che finalmente è stata corretta.